L'ascolto è una grande risorsa e capacità di noi esseri umani

Noi e la porta chiusa

La possibilità di essere insieme comunque

Ci sono delle esperienze nella vita che ti aiutano a comprendere qualcosa di importante. Stare in isolamento per 18 giorni perché positiva al Covid, con due figli al di là della porta e con un compagno e papà lontano per lavoro, mi ha fatto sperimentare con grande chiarezza quanto essere disponibili ad ascoltare sia importante. 

L’ascolto: una grande capacità che come essere umani abbiamo e che è tanto più preziosa in questi tempi difficili perché ci aiuta a mantenere spazi di relazione vivi e ad entrare in risonanza anche quando dobbiamo stare lontani fisicamente. 

Novembre 2020

Senza il gusto e l’olfatto che il Covid ha fatto scomparire. Senza la vista che è impedita dalla porta di camera mia che separa me dai miei figli. Senza il tatto. Mi resta per fortuna l’udito, ponte tra me e la vita dietro alla porta.  Cerco allora di tenderlo il più possibile questo mio orecchio perché è il modo in cui posso, in questa situazione di necessario isolamento, provare a sentire come stanno i miei figli, sotto e al di là delle parole.  Li ascolto e li scopro. Nelle loro emozioni. Quelle dichiarate e quelle non dichiarate, ma rivelate dalla voce,  che mi arrivano come preziosi e delicati regali.  Questa porta come un limite che ci impedisce tanto e nello stesso tempo m’invita ad affinare il mio unico senso al momento disponibile.

Ascolto.

Non vedere le espressioni mi toglie una parte delle informazioni che normalmente mi arrivano e devo ascoltare con molta più attenzione per arrivare a decifrare il messaggio. Forse per questo i tempi della comunicazione si dilatano e rallentano. Ascolto. Ricevo. Elaboro un messaggio. Rispondo. E mi rimetto in ascolto. 

Penso a come tutto questo sia diverso da quello che avviene normalmente nella vita quotidiana dove le comunicazioni avvengono spesso in modo molto veloce. Penso a quanto spesso ci sovrapponiamo e abbiamo già la risposta pronta senza neppure aver finito di ascoltare cosa sta dicendo l’altro. Quando invece di ascoltare veramente l’altro, stiamo semplicemente aspettando il nostro turno per ribattere. 

La comunicazione è molto di più che le parole. E’ la possibilità di mettersi in ascolto delle emozioni e dei bisogni che scorrono attraverso le parole, i silenzi, i respiri. 

Oltre alle parole, da dietro la porta, mi arrivano sospiri, respiri, sbuffi, ticchettii con i piedi, movimenti ritmici con chissà quale oggetto sul pavimento. A volte arriva il silenzio. Ed è più complesso perché ci sono tanti tipi di silenzio e mi si aprono vari interrogativi: può essere che i miei figli abbiano voglia di stare semplicemente in silenzio davanti alla porta dietro la quale sanno che ci sono io. Oppure può essere che non trovino le parole e che stiano parlando con il corpo e io non posso vedere tutto questo e allora mi “appendo” a questo silenzio per cercare di vederci dentro, al di là della vista. Mi dico che, se sono venuti davanti alla porta, è perché hanno voglia di contatto con me, altrimenti sarebbero stati in silenzio nella loro camera. E mi chiedo cosa diavolo potrei dire per aprire almeno un po’ questo silenzio e vedere quali tesori contiene. O a volte percepisco che tra fratello e sorella davanti alla porta sta succedendo qualcosa d’interessante da cui io sono esclusa perché non vedo. Normalmente a questo silenzio segue qualche risolino o movimenti come giochi di lotta, di solletico e altre varianti. E io con le mie orecchie puntate dietro la porta semplicemente non esisto per loro in quel momento. Esiste solo la loro voglia di un po’ di gioco e il mio stupore per la loro abilità nel creare un po’ di leggerezza in questa situazione faticosa. 

Parlo

Attraverso la porta, le comunicazioni sono principalmente di due tipi: di tipo pratico e di tipo emotivo.

Quelle pratiche sono principalmente legate al cucinare, perché improvvisamente la situazione si è capovolta e sono i miei figli (13 e 10 anni) a prepararmi i pasti. Dopo un momento iniziale di spaesamento (mio e loro!) si mettono in azione e ogni giorno davanti alla porta trovo la colazione, il pranzo e la cena. È da subito chiaro che tutto sarà possibile se ci sarà tra noi, e tra loro due, grande collaborazione. Un gioco di squadra tutto da inventarci e che è necessario mettere subito in pratica. Io da dentro la camera posso fare la spesa online e chiedere ad amici e parenti di lasciarmi sullo zerbino qualcosa che ci manca. Loro sistemano quello che arriva e, in base a cosa abbiamo, a cosa scade prima e a cosa è fattibile (per adesso niente timballi insomma!), attraverso la porta chiusa stabiliamo cosa si mangia e cosa devono fare per prepararlo. 

Nei primi giorni in cui il mio corpo è totalmente impegnato a reagire al Covid, faccio fatica a parlare. La porta chiusa è un ostacolo alle mie parole e il dover alzare il tono della voce per farmi sentire mi richiede un certo sforzo. Mi dico che è quindi molto importante che io cerchi di comunicare in modo chiaro, in modo da ridurre la necessità di dover ripetere. É un grande lavoro di sottrazione del superfluo. E anche di non dare per scontato nulla e che dall’altra parte della porta i miei figli sappiano tutto ciò che so io e come lo so io. Facile dire: taglia i finocchi! Ma se un finocchio non l’hai mai tagliato, qualche indicazione in più può farti comodo! Senza esagerare però perché se uso troppe parole, loro semplicemente non le ascoltano più e allora mi ritrovo a parlare inutilmente ad una porta chiusa. 

L’altro tipo di comunicazione ha a che fare con il come stiamo, sia fisicamente sia emotivamente. Da dentro la camera, cerco di capire come stanno, quanto sono preoccupati, di cosa hanno bisogno, cosa posso fare io da dentro la camera per aiutarli. Loro anche mi chiedono come sto. Quando sono stanca non glielo nascondo, gli dico che sarà probabilmente lunga e che tutto sta per fortuna procedendo bene. Sanno che il COVID non è una semplice influenza e sento come le mie rassicurazioni siano importanti. Loro sentono che nei giorni la mia voce è cambiata, prima era più affaticata e poi man mano ritorna più normale. Mi rendo conto quanto alle loro orecchie non sfugga nulla e quanto siano sensibili. 

L’equilibrio si rompe 

E così si va avanti per una settimana buona. Ormai si può dire che abbiamo una specie di routine che funziona. Finché ad un certo punto qualcosa si spezza.  Arriva la crisi. I miei figli si piazzano davanti alla porta chiusa e inizia quella che mi arriva all’inizio come una protesta. Non si sono messi d’accordo. È che la fatica evidentemente è nell’aria, il bicchiere è colmo e ogni cosa che uno dice viene ripresa dall’altra che aggiunge qualcosa in più a cui si riattacca l’altro. E un’infinita lista di cose che non funzionano e che sono pesanti da reggere. Tra scuola online, pranzi da cucinare e cucina da riordinare sono distrutti. Non ce la fanno più!  Improvvisamente ho paura. Temo che mi diranno che si metteranno in sciopero. Mi chiedo: Come succederà ora? Come faremo se loro non reggeranno?

Sono cascate di parole e poi a tratti silenzi. Silenzi difficili da sostenere. Vorrei tanto riempirli, dicendo loro che comprendo la loro stanchezza e che per questo uscirò dalla stanza e baderò io a tutto e che torneremo “all’ordine naturale delle cose”. Ma purtroppo non è possibile, è probabile che io sia ancora contagiosa e questa porta tra noi è perché voglio proteggerli.  E così la serata va avanti a lungo, tra proteste, sensazione di essere completamente sopraffatti dalla situazione, silenzi densi e miei piccoli tentativi di rassicurarli e aiutarli per come posso. Tentativi destinati a fallire. Sono come piccole dighe di pietre e fango davanti all’impeto di due fiumi in piena. 

Ora ringrazio questa porta tra noi che riesce a schermare i miei momenti di impotenza, stanchezza nell’ascoltarli, rabbia per essere in questa situazione. Certo non voglio e non avrebbe nessun senso riversare tutto questo addosso a loro peggiorando sicuramente la situazione e rischiando veramente uno sciopero e più nessun pasto davanti alla porta. Mi dico che mi occuperò dopo di me (in fondo ho tanto tempo a disposizione per un po’ di auto-empatia e/o per telefonare a qualcuno che non è coinvolto direttamente nella situazione e “alleggerirmi un po’ l’anima”). La porta mi permette di prendermi un respiro e sentire che ora è solo il momento di esserci per loro, di offrire completamente il mio orecchio alle loro fatiche, senza voler aggiungere altro.  Tempo di tacere, di aprire le orecchie e tenere il cuore aperto. 

La convinzione di dover “aggiustare” le situazioni e di far stare meglio gli altri ci impedisce di essere presenti, ci dice Marshall B. Rosenberg. E’ utile ricordarselo. Liberarsi dalla fretta di “risolvere” e ascoltare l’altro con empatia creando uno spazio perché possa far emergere ed esprimere cosa sta vivendo. 

Ascoltando, noto che la furia del fiume in piena piano piano rallenta. Sento che le loro orecchie si riaprono un po’ e possono allora ascoltare anche le mie parole: quanto mi stanno aiutando e come comprendo la loro fatica, come stanno riuscendo a badare a tantissime cose insieme e che io, anche se dietro alla porta, ci sono per loro, sempre. E ad un tratto la qualità del silenzio cambia. C’è la porta tra noi eppure sento che siamo vicini.

Scrive Carl Rogers: “É sorprendente il modo in cui problemi che sembravano insolubili diventano risolvibili quando qualcuno ascolta. Quando si viene ascoltati ed intesi, situazioni confuse che sembrano irrimediabili si trasformano in ruscelli che scorrono relativamente limpidi”
                                                                                                             

Forse si sono sentiti ascoltati e si sono sentiti liberi di posare per un po’ il peso che stanno portando? Forse è stato proprio questo. Chissà! Sta di fatto che la serata si conclude con mia figlia che improvvisamente propone a suo fratello di aiutarlo a riordinare la sua camera. E con energia ripartono. Sapendo di essere insieme e di essere dei meravigliosi esseri umani con momenti di forza e momenti di vulnerabilità e fatica. E, come ognuno di noi, pieni di risorse. 

Se vuoi approfondire la conoscenza della CNV, nella pagina dedicata trovi delle informazioni utili per orientarti.

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