Bisogna ascoltarlo tutto il discorso che Trump ha fatto il 23 Settembre 2025 all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York.
Così da crederci.
Se me lo avessero solo raccontato avrei pensato che stavano esagerando.
Certo non sono cose nuove. Ma io questa volta le ho ascoltate proprio bene e non me le posso scordare.
L’ho ascoltato con mia figlia. Bisogna chiedere ai giovani di ascoltarlo. Perché comprendano il Mondo che gli si propone/impone. E possano dire la loro.
Perché, con mia figlia accanto, con stupore l’ho ascoltato veramente dire: “In un periodo di 7 mesi ho metto fine a 7 guerre”. E veramente io non capisco cosa stia dicendo!
L’ho ascoltato veramente non dire nemmeno una parola sui bombardamenti e sulle vittime civili di Gaza e su quanto è davanti agli occhi di tutti noi.
L’ho ascoltato veramente dire: “Trump ha sempre avuto ragione su tutto, non lo dico per vantarmi ma è vero, ho ragione su tutto, ho sempre avuto ragione su tutto e vi dico adesso che se non vi liberate di questa truffa delle energie verdi il vostro paese sarà un Paese fallito e vedrete che se non fermate l’arrivo di persone che non avete mai visto prima, con cui non avete niente in comune, il vostro Paese fallirà.”
E tutto quanto ho ascoltato avrebbe potuto certo essere detto nei 15 minuti che, se ho ben capito, sarebbero previsti per ogni intervento. Lui ne ha utilizzati 57.
Si è stupita mia figlia del mio stupore quando mi sono resa conto di quante volte ripeteva e ribadiva gli stessi concetti e allora mi ha detto: “è una tecnica, mamma, perché ripetere più volte parole scelte con attenzione serve a fartele rimanere in testa”.
Personalmente, ascoltato tutto questo, continuerò a pensare che il diritto d’asilo non sia qualcosa che qualcuno “concede” per “gentilezza”. Continuerò a pensare che occuparsi del futuro del nostro pianeta significa essere responsabili e pensare alle generazioni future e non significa auto-sabotarsi ed essere dei falliti, concetto che respingo con forza rifiutando l’idea di un Mondo che ci viene mostrato come diviso tra chi è “vincitore” e chi è “fallito”.
E continuerò a non aver paura che il Paese dove sono nata (ma potevo nascere in qualsiasi altro punto del Terra) possa essere “rovinato” da chi emigra qui, per scelta o per necessità. Oltre a continuare a non sentirmi “invasa da un’armata di immigrati clandestini” e “minacciata da persone che vengono da posti diversi, con abitudini diverse, con religione diverse”.
Continuerò a pensare tutto questo e ad agire di conseguenza, sempre più consapevole che i venti soffiano in altre direzioni e soffiano drammaticamente sempre più forte. E non c’è riparo possibile se non quello che costruiremo insieme opponendo e costruendo altre visioni, dandoci forza e coraggio per alzarci e mantenerci in piedi mentre infuria la bufera. Giorno dopo giorno, parola dopo parola, impegno dopo impegno, azione dopo azione.
Resta lo stupore disegnato sul viso di mio figlia 15 enne quando l’ha sentito auto-candidarsi al Nobel per la pace. Il suo stupore e il mio terrore.
Resta il suo stupore nel sentire il termine “deportazione” inteso come qualcosa di positivo, auspicabile, azione consigliabile anche a noi qui in Europa. Il suo stupore e il nostro terrore.
Scrivo per non restare in silenzio ascoltando tutto questo.
Scrivo per oppormi a queste visioni di Mondo e idee di relazioni.
Scrivo perché oggi ho ancora più paura di ieri.
Oggi più sveglia di ieri.

